venerdì 12 luglio 2019

Non era apologia dello Storico Ribelle. Il "reato" è vilipendio del Bitto Dop

Vi mando un'immagine del solo eloquente titolo dell'articolo, per non violare il copyright del giornale, invitandovi ad andarlo a leggere. Lo trovate oggi in edicola!


Sul quotidiano La Provincia di Sondrio di oggi, venerdì 12 luglio, alla giornalista Annalisa Acquistapace è toccata la patata bollente di spiegare l'accaduto, proponendo anche le giustificazioni delle amministrazioni. Compito ben svolto, vista la delicatezza di un argomento che incendia (sia attivamente che passivamente) i politici locali.
Non sono tuttavia state pubblicate le mie frasi bollate come "denigratorie", ciò per evitare l'innesco di una bomba di portata provinciale!
Speriamo che i lettori vadano a togliersi il dubbio e a leggere quanto di oltraggioso ho scritto. Tali verità, sostenute anche dalla politica locale fino a qualche tempo fa (come dimostra l'intervista che ho già linkato https://schifezzeinvaltellina.blogspot.com/2019/07/il-bitto-e-gerola-ecco-la-verita.html), è ridicolo siano condannate alla damnatio memoriae.

Antropologicamente è infine interessante il comportamento bipolare del presidente del Parco delle Orobie Valtellinesi: prima ribadisce di non aver fatto alcun accordo, per quindi argomentare le motivazioni del suo passo indietro, riconoscendo implicitamente che un accordo, che non si chiama "Atto di spesa", esisteva. Una cosa formalmente ineccepibile, ma che lascia basito l'uomo comune che di colpi di classe amministrativi ha poca dimestichezza.



lunedì 8 luglio 2019

Valtellina: la politica scarica l’editore reo di aver raccontato lo Storico Ribelle

Testo e foto di Stefano Mariotti, direttore responsabile di Qualeformaggio.it

Una guida di scialpinismo, come quella di cui vi parliamo oggi, al pari di qualsiasi altro genere di guida turistica, è un prodotto editoriale che racconta un territorio, con il fine ultimo – lo dice il nome stesso – di accompagnare il lettore a conoscerne i luoghi, le storie, i panorami, la natura, la cultura. E la gente.

Quella intitolata “Val Gerola e Albaredo - Tutte le cime con gli sci”, pubblicata dal valtellinese Beno Editore, è un volume che colpisce subito per l’accuratezza con cui è stato realizzato: corredato da molte e pregevoli foto (del bravo Roberto Ganassa, autore del libro) e da una mappa davvero preziosa, in scala 1:30.000, è caratterizzato da un formato tascabile (12x17cm) particolarmente maneggevole.




Già nella lettura delle presentazioni e dei risvolti di copertina, si percepisce di essere di fronte ad un prodotto editoriale particolarmente ben fatto, forse anche perché il suo artefice – Enrico “Beno” Benedetti – oltre ad amare la montagna, quei territori li ha nel Dna, essendovi cresciuto.

Beno è un editore libero e indipendente, e come tale ha nei lettori, nelle copie vendute, nella serietà e attendibilità del suo lavoro, nella soddisfazione di pubblicare prodotti editoriali pregevoli, la prospettiva di operare nel solco di una qualità senza compromessi.

Le guide di questa piccola casa editrice si distinguono per il rigore con cui sono redatte, per la completezza e l’utilità delle informazioni fornite, siano esse utili a scalare una montagna, a rifornirsi d’acqua lungo un tragitto, o ad acquistare un manufatto da un artigiano o del cibo da un contadino.

Il racconto dello Storico Ribelle da fastidio alla politica locale
I fatti che circondano la vicenda che ci accingiamo a narrarvi entrano nel vivo della cronaca il 21 dicembre scorso, con la presentazione ufficiale della guida, in Comunità Montana, a Morbegno. Qui, a fare gli onori di casa è Patrizio del Nero, in rappresentanza del Parco delle Orobie Valtellinesi e del comune di Albaredo.

Nell’occasione Patrizio Del Nero spende parole di elogio per l’editore e per il volume appena pubblicato, sottolineando il ruolo avuto dagli enti locali. I comuni avevano infatti deciso di acquistare chi 150 copie (il Comune di Albaredo per San Marco), chi 200 (il Parco delle Orobie Valtellinesi), 300 (la Comunità Montana di Morbegno), o addirittura 500 (i Comuni di Cosio, Rasura, Pedesina e Gerola Alta tramite l'Ecomuseo della Valgerola). Copie che, come da prassi in questi casi, vengono distribuite dagli amministratori per promuovere il territorio.



I passaggi del testo che hanno scatenato l'ira degli amministratori.


Tutto scorre come da copione, in questa vicenda, almeno all’apparenza, ma qualcosa sta per deflagrare, oltre l’ufficializzazione dell’uscita del volume. Passano «pochi giorni» infatti – è Beno a raccontarlo nell’editoriale del suo trimestrale “Le Montagne Divertenti”, in edicola dal 21 giugno scorso – e sul suo cellulare deflagra «come un fulmine a ciel sereno un sms in cui si parla addirittura di querela». I sorrisi e le strette di mano di quel mercoledì prenatalizio vengono spazzati via dal furore di chi non riesce a contenersi.

La querela — manco a dirlo — mai arriverà, non esistendone i presupposti, ma quel che più conta è che neanche i pagamenti delle copie ordinate – per quanto pubblicamente annunciati – giungeranno nelle casse della casa editrice. E questo nonostante i solleciti inviati via e-mail “pec” ai suddetti enti e una lettera che Beno indirizza al Prefetto di Sondrio, per denunciare l’accaduto. «Il Prefetto Scalia», scrive Benedetti nel suo editoriale, «cui mi ero rivolto inviando sostanzialmente la stessa lettera spedita alle amministrazioni, a marzo aveva gentilmente invitato i comuni e il Parco ad adempiere agli impegni verbalmente assunti (i due documenti sono riprodotti nel numero di “Le Montagne Divertenti” in edicola). Ma comuni e Parco lo hanno ignorato».

Un voltafaccia senza una ragione dichiarata
Ma cos’è stato a scatenare tanta collera nel politico valtellinese? Qual è il motivo del suo voltafaccia? Cosa ha portato i cinque sindaci e le loro amministrazioni, unitamente ai vertici del Parco delle Orobie Valtellinesi, a non rispettare gli impegni presi?

La risposta a queste domande — stando alle informazioni da noi raccolte — arriva pochi giorni più tardi, attraverso messaggi striscianti, accompagnata dai “si dice” e dai “sembra che”; poi dalle voci di corridoio, sospinte da chi non vuole — o non può — dar loro un’ufficialità istituzionale. Messaggi che rimbalzano di stanza in stanza, di bocca in bocca, nei luoghi in cui tutto si sa ma nessuno dice nulla fuori dai denti. 

In questo contesto, autore ed editore decidono di mantenere un profilo basso, e lo fanno sia nell’attesa di una o di qualche risposta ufficiale (che mai arriverà), sia per capire se l’intervento del Prefetto sarebbe riuscito a sortire un risultato. Un’attesa vana, purtroppo, protrattasi sino alla fine di maggio, quando l’ultimo numero di Le Montagne Divertenti va in lavorazione. E Beno decide di vuotare il sacco, con l’editoriale da cui la situazione deflagra. LEGGI L'EDITORIALE

È la vicenda dello Storico Ribelle che ha dato fastidio
È la recente storia del Bitto - e la nascita dello Storico Ribelle - a dar fastidio
Il motivo del voltafaccia, dell’astio palesato nel diniego dell’impegno preso dagli amministratori locali, in barba all’annuncio ufficiale che ne era stato dato quel 21 dicembre, sta in alcune – poche e circostanziate – righe che quella guida contiene: 
“Se oggi è il turismo a farla da padrone, le attività umane in queste valli erano un tempo legate a pastorizia e artigianato. Rinomata era la produzione dei tappeti tipici, i pezzotti, ma ancor più lo era quella del Bitto, un formaggio grasso di altissima qualità, che poteva essere conservato per anni senza perdere le proprie caratteristiche. Uso il passato, non perché non si produca più tale prodotto, ma perché ora quel nome identifica tutt’altri formaggi di matrice anche industriale, che si avvalgono di tale nomea per trascinare verso l’alto il loro prezzo”.

Un racconto crudo, reale, quello narrato dal libro, che ben riassume quanto accaduto in una provincia in cui sino agli anni Novanta il formaggio Bitto era prodotto unicamente in quel microcosmo – della Val Gerola (dove il fiume Bitto scorre) e della Valle di Albaredo – a cui la guida è dedicata.

Come ben racconta il volume, “una manovra di carattere prettamente commerciale, studiata negli anni ‘80 e applicata a partire dal decennio successivo, ha esteso l’area di produzione del Bitto fino a coprire l’intera provincia di Sondrio. Ma non solo, gradualmente si è arrivati a decretare che il Bitto Dop potesse esser prodotto senza latte di capra, senza lavorazione sul posto e addirittura dando mangimi alle mucche per aumentarne la produttività”.

Ecco così, attraverso la lettura di questi e di altri passaggi del volume (la guida è in vendita a 20€ sul web e in vari esercizi commerciali  e noi ne caldeggiamo l’acquisto e la diffusione, per divulgarne la verità e comunicare sostegno all’editore) che quelle frasi non dette, quei “si dice” striscianti che hanno iniziato a circolare dopo il 21 dicembre, trovano il riscontro di ciò che ha indispettito e condotto alcuni amministratori a velate intimidazioni con la chiara finalità di far ritirare il libro dal commercio, poi alla vergognosa fuga dall’impegno preso con l’editore (la sola Comunità Montana Valtellina di Morbegno ha  ritirato e pagato le copie ordinate).


Sin qui la storia di una vicenda – quella del vero Bitto originario – fedelmente riferita dalla pubblicazione, attraverso il racconto delle vicissitudini patite dai produttori di quel formaggio, dapprima spinto a mutare il nome in Bitto Storico e poi costretto (dopo aver dato lustro alla Regione Lombardia in occasione dell’Expo di Milano) a rifugiarsi nella denominazione “Storico Ribelle”, pena il rischio di severe multe per chi non rispetti il disciplinare di produzione imposto dalla Dop.

Produttori di montagna, veri come la montagna
“A ciò” – vale a dire alla suddetta deriva industriale dei mangimi, del latte di capra non obbligatorio, etc., continua la guida — “si sono fermamente opposti i produttori storici rimasti, eredi di una tradizione secolare. Questi sono usciti dal consorzio di tutela e dal 2016 hanno deciso di non chiamare più Bitto il loro formaggio, ma bensì semplicemente “Storico Ribelle”, per differenziare questo prodotto artigianale di altissima qualità dalle produzioni casearie di carattere industriale tutelate dal marchio Dop”.

Affermazioni, quelle contenute nel volume contestato dai suddetti amministratori valtellinesi, che risultano inconfutabili, in quanto puntualmente circostanziate da una cospicua rassegna stampa – locale e nazionale – che permetterebbe a chiunque lo volesse di sapere e verificare ogni vicenda di quella poco edificante storia. E di capire che qui politica e affarismo hanno tentato di uccidere non solo le tradizioni ma anche e proprio la storia di un prodotto millenario. Compiendo un attentato alla natura (per dirne una: i mangimi non sono amici della biodiversità; il pascolamento sì), alla cultura (si pensi ai millenari calecc, ricoveri in pietra, diventati non indispensabili per chi produca la Dop), alle radici di una montagna e alla sua comunità.

Raccontare questo, è evidente, dà fastidio a personaggi che, pur eletti dalla maggior parte dei propri cittadini per rappresentare loro, appaiono impegnati a tutelare unicamente gli interessi dei grossi centri di potere, dell’industria, delle lobby. Sono politici questi, che — a differenza di un editore libero e indipendente — mai parleranno chiaro a nessuno.

Quel che sta capitando in Valtellina è descritto con efficacia da queste parole: «Non voglio star qui a far inutili dietrologie», scrive Beno nel suo editoriale, «registro solo di essere stato condannato da alcuni politici amministratori della val Gerola e della valle di Albaredo poiché reo di apologia dello "Storico Ribelle", cioè del formaggio tradizionale delle loro valli!».

Beno: “Ahi Valtellina, che non t’indigni per l’arroganza del potere”
«La libertà di pensiero e di espressione», prosegue l’editore, «antidoto all'ipertrofia e all'arroganza di ogni potere, piccolo o grande, nazionale o locale, purtroppo è considerata anche in Valtellina da molti perbenisti un vezzo inutile, fastidioso e fazioso. Ma quel che è più grave è che a questa logica censoria e intimidatoria del potere ci stiamo oramai lentamente abituando. Fatti del genere, che fino a pochi anni fa avrebbero sollevato un'ondata di indignazione, oggi all'opinione pubblica non arrivano più, perché ad essi non ci si ribella più, ci si rassegna illudendosi di potere così aggiustare il mondo».

«Forse quello dello "Storico Ribelle” ad opera dei pastori della val Gerola», conclude Beno, «è stato in Valtellina l'ultimo atto di successo di ribellione al sopruso del potere. In quel nome non c'è oggi solo l'eccellenza del formaggio tradizionale delle valli del Bitto, ma c'è anche un messaggio morale: quello di non darla vinta alla mediocrità di certi formaggi che trionfano nel mercato del consumismo contraffatto e che assomigliano sempre più alla mediocrità di alcuni nostri politici che trionfano nel campo dell'amministrazione pubblica».

La cultura della mediocrità governa la Valtellina
Forse è proprio per questo, per cancellare l’ultima pietra di paragone da cui si palesa la loro pochezza (dei formaggi “altri” e dei politici), che questi amministratori vorrebbero cancellare chi — cosa o persona — sia anche solo una spanna più alto di loro. Che prospettiva ci riserva quindi il futuro? Che mediocrità e massificazione, che già pervadono la società attuale, diventino la norma.

Gerola Alta, 7 luglio 2019


Testo ceduto sotto la “Creative Commons License”
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Il Bitto e Gerola: «Ecco la verità»

Mi fa sorridere, ma di un sorriso amaro, venire a conoscenza che Fabio Acquistapace, ex sindaco di Gerola sia anche fratello dell'attuale sindaco, Rosalba Acquistapace.
Questo perché le frasi dell'introduzione al territorio e a Gerola riguardanti il Bitto che mi sono state contestate, e per cui sono stato minacciato di querela, avevano tratto conforto anche da un'intervista che egli aveva rilasciato nel dicembre 2009 al giornale La Provincia di Sondrio.



La potete ancora leggere a questo link:
https://www.laprovinciadisondrio.it/stories/Homepage/105706_il_bitto_e_gerola_ecco_la_verit/

Fa ancora più amarezza però ricevere la PEC del presidente del Parco delle Orobie Valtellinesi Walter Raschetti, che personalmente aveva prenotato le 200 copie di "Val Gerola e Albaredo. Tutte le cime con gli sci" per i loro usi, che dopo 4 mesi dalla PEC inviatagli dal Prefetto (a cui gli enti insolventi avrebbero dovuto rispondere entro 40 giorni) gioca la carta dell'affermare di non aver mai ordinato quelle copie! E lo ribadisce con fermezza.
Mi chiedo quale sia la caratura di un uomo che si rimangia la parola data e si ostina a combattere una battaglia contro innocenti per pura convenienza politica.
Per conforto vorrei pubblicare l'email di invito alla presentazione ufficiale del volume mandata a Raschetti a dicembre dove lo si ringrazia per il sostegno (ovviamente economico) al libro!


giovedì 4 luglio 2019

Italia a tavola: La guida difende il Bitto storico e i Comuni della Dop non la pagano

Anche su Italia a tavola è stata oggi raccontata la vergognosa vicenda. Ma il muro di silenzio qui in valle ancora non si è rotto...





Continua a leggere su:
https://www.italiaatavola.net/alimenti/latticini-e-uova/2019/7/4/guida-difende-bitto-storico-comuni-della-dop-non-pagano/61696/

Bitto: la guerra è finita, ma qualcuno non depone le armi


La rivista trimestrale valtellinese Le Montagne Divertenti, nel suo numero in edicola, rende pubblica una vicenda sconcertante che, risale al dicembre scorso. Una guida di scialpinismo della Valgerola, rea di spiegare, nell'introduzione, la vicenda del bitto storico, viene boicottata dai comuni della valle Gerola e dal Parco delle Orobie che pure l'avevano commissionata. Una vicenda dai contorni grotteschi, che ha coinvolto il prefetto di Sondrio e che qualifica una volta per sempre, per la "finezza" dei metodi utilizzati, i ras locali, già sostenitori entusiasti del bitto storico, poi divenuti suoi mortali nemici quando si accorsero che non potevano farne il loro giocattolo. 


Qui alcuni dei passaggi della guida di Roberto Ganassa 
"Val Gerola e Albaredo. Tutte le cime con gli sci" 
che l'hanno portata ad essere condannata per apologia dello storico ribelle






venerdì 21 giugno 2019

Val Gerola e Albaredo, tutte le cime con gli sci: condanna per apologia dello storico ribelle


Di seguito l'editoriale del n.50 de LMD che vi spiega tutto...


Pur non praticando il mondo della politica, la mia attività giornalistica ed editoriale m'impone talvolta di averci a che fare. Solo rapporti protetti, s'intende: uso gli stivali alti e le mutande di ghisa, per non esser coinvolto negli oscuri e spesso maleodoranti meandri della politica che, invece di guidare le comunità con uno sguardo lungimirante, ne asseconda il declino e la decadenza, stroncando con comica inconsapevolezza ogni resilienza al processo di globalizzazione e omologazione (cui, per peculiarità orografica, un territorio montano e la sua popolazione mal si adatterebbero), ma anche calpestando alla luce del sole, con ferocia censoria e repressiva, diritti come la libertà di pensiero e di espressione. Tanto siamo in Valtellina...
Ovviamente ci sono eccezioni che incredibilmente (e grazie al cielo) sopravvivono ai tempi e al mio pessimismo, divenuto più nero da quando ho visto il comportamento degli ex ragazzi rivoluzionari della mia generazione una volta assunti ruoli decisionali.

Sto delirando? Purtroppo no. Vi faccio un esempio che sto vivendo sulla mia pelle da quando ho pubblicato la pregevole guida di scialpinismo di Roberto Ganassa, "Val Gerola e Albaredo. Tutte le cime con gli sci". Una raccolta di itinerari all'aria aperta cui, come si usa spesso nelle guide, ho premesso di mio pugno una parte introduttiva sul territorio: orografia, storia, cultura, prodotti tipici ... 
Un tempo le tipicità di queste valli erano due: i pezzotti  (che non si fanno più) e il formaggio Bitto, che però è stato vittima di un processo di speculazione alimentare. 
La storia è fin troppo nota, ma per comodità dei lettori la riassumo qui brevemente. A partire dagli anni '80 l'area di produzione del "Bitto", tutelato dal marchio DOP, è stata via via estesa a tutta la provincia di Sondrio, includendo perciò formaggi che nulla hanno a che vedere con quello tradizionalmente prodotto negli alpeggi delle valli del Bitto (senza dare al bestiame prodotti fermentati o mangimi, unendo latte di mucca e di capra, caseificando direttamente in loco...). 
Così, grazie alla grande distribuzione - sempre sia lodata - il Bitto ha colonizzato gli scaffali dei supermercati sfruttando l'argomento populista che finchè fosse stato il formaggio delle valli del Bitto sarebbe stato destinato a un mercato di nicchia, dato che in quei recessi orobici e coi metodi millenari e trogloditi non se ne sarebbe mai potuto produrre a sufficienza per quel mercato sempre più globale e foriero di benessere per tutta la provincia. Un mercato a cui solo gli sciocchi non vanno incontro.

Alcuni tra gli aristocratici allevatori che hanno perseverato nelle procedure tradizionali, espropriati del nome del loro formaggio, si sono riuniti nel consorzio guidato da Paolo Ciapparelli e, dopo varie vicissitudini, hanno chiamato il loro formaggio "Storico Ribelle". Lo "Storico Ribelle", riconosciuto presidio Slow Food, è un'eccellenza delle valli del Bitto che i turisti meritano di conoscere. Nella guida ne ho parlato, non per fare un affronto ai suoi detrattori, ma perché ho ritenuto doveroso menzionare un'iniziativa lodevole e di successo che ha contribuito al rilancio di un sano turismo nelle due valli.
"Val Gerola e Albaredo. Tutte le cime con gli sci", promuovendo in sinergia d'intenti il turismo escursionistico, avrebbe dovuto beneficiare del patrocinio dei comuni delle valli (tranne Bema), del Parco delle Orobie Valtellinesi e della Comunità Montana Valtellina di Morbegno. 


Alla presentazione ufficiale del libro a Morbegno, Patrizio Del Nero, in rappresentanza di alcuni enti patrocinanti, aveva speso parole di elogio verso il volume appena uscito grazie anche al loro contributo. Dopo pochi giorni, però, mi è arrivato come un fulmine a ciel sereno un sms in cui si parlava addirittura di querela per quanto scritto a favore dello Storico Ribelle. Un atto intimidatorio, insomma, come se l'impegno verbale ad acquistare copie del volume configurasse per ciò stesso un diritto ad intervenire preventivamente sui suoi contenuti o a censurarli, una volta stampati, perché non condivisi. Nel mio testo tuttavia non c'era alcuna frase che potesse suonare falsa o offensiva nei confronti di chicchessia. E, infatti, alla minaccia non è seguita alcuna querela. 
Mentre la Comunità Montana Valtellina di Morbegno ha puntualmente mantenuto fede al proprio impegno, comuni e Parco sono invece improvvisamente spariti e non hanno pagato le copie prenotate, con l'effetto di mettere in seria difficoltà l'iniziativa editoriale. La presentazione del libro a Gerola è stata quindi, senza alcuna comunicazione ufficiale, di colpo annullata. Non da noi.
Comunicazioni formali? Atti ufficiali? Nessuno, forse per la consapevolezza di star compiendo un vero e proprio sopruso.
E per i soprusi è bene non lasciare traccia.
Come vuole la procedura, ho inviato a febbraio una pec a tutti i sindaci dei comuni interessati (Cosio, Rasura, Pedesina, Gerola e Albaredo) e al presidente del Parco chiedendo di mantenere fede agli impegni presi. Nessuna risposta, né entro 40 giorni, né fino ad ora (31 maggio 2019).
Il Prefetto Scalia, cui mi ero rivolto inviando sostanzialmente la stessa lettera spedita alle amministrazioni, a marzo aveva gentilmente invitato i comuni e il Parco ad adempiere agli impegni verbalmente assunti (i due documenti li trovate riprodotti in queste pagine). Ma comuni e Parco lo hanno ignorato.





La faccenda sta ora andando avanti e io mi trovo dinnanzi al compatto e sinergico muro di gomma che tali amministratori pubblici erigono dinnanzi a chi osa anche solo accennare qualcosa di non conforme al pensiero di alcuni di loro. Non voglio star qui a far inutili dietrologie, registro solo di essere stato condannato da alcuni politici amministratori della val Gerola e della valle di Albaredo poiché reo di apologia dello "Storico Ribelle", cioè del formaggio tradizionale delle loro valli!

La libertà di pensiero e di espressione, antidoto all'ipertrofia e all'arroganza di ogni potere, piccolo o grande, nazionale o locale, purtroppo è considerata anche in Valtellina da molti perbenisti un vezzo inutile, fastidioso e fazioso. Ma quel che è più grave è che a questa logica censoria e intimidatoria del potere ci stiamo oramai lentamente abituando. Fatti del genere, che fino a pochi anni fa avrebbero sollevato un'ondata di indignazione, oggi all'opinione pubblica non arrivano più, perché ad essi non ci si ribella più, ci si rassegna illudendosi di potere così aggiustare il mondo. 
Forse quello dello "Storico Ribelle", ad opera dei pastori della val Gerola, è stato in Valtellina l'ultimo atto di successo di ribellione al sopruso del potere. In quel nome non c'è oggi solo l'eccellenza del formaggio tradizionale delle valli del Bitto, ma c'è anche un messaggio morale: quello di non darla vinta alla mediocrità di certi formaggi che trionfano nel mercato del consumismo contraffatto e che assomigliano sempre più alla mediocrità di alcuni nostri politici che trionfano nel campo dell'amministrazione pubblica.

giovedì 14 dicembre 2017

La bresaola brasil-valtellinese...

Proponiamo qui la segnalazione di Michele Corti:


 La Rigamonti JBS è l'azienda leader della bresaola Valtellina, prodotto tipico IGP e vanto dell'agroalimentare sondriese, eppure i media non hanno dato molto risalto allo scandalo JBS.
I fratelli Batista sono in galera da settembre: i reati commessi dalla JBS sono gravissimi.
Per fare quello che hanno fatto hanno versato tangenti a 1893 politici. Lo hanno confessato loro stessi per "patteggiare", Lavoratori in schiavitù, 300 kmq di Amazzonia deforestati illegalmente, frodata la Banca brasiliana dello sviluppo, insider trading su valute, addomesticamento delle ispezioni delle carni, ecc.



mercoledì 28 gennaio 2015

Eliski - "abbiamo scoperto un posto da non credere per fare eliski, non ci sono neppure le piazzole definite"...

Ci risiamo, chiuso - o quasi - il capitolo delle motoslitte ecco nuove trovate degli amici della montagna, tra Valmalenco e Alpi Orobie.
Questo lo segnala l'amico Ricky Scotti in seguito ai raid elicotteristici dello scorso anno  sulle Orobie:


Michele Comi ha scovato gli incursori teutonici...

il direttore del Parco Orobie ci aveva chiesto una foto dell'elicottero? bene, adesso le abbiamo, le hanno pubblicate direttamente loro su sito, sono al Redorta...e credo che si riescano a scovare anche altri luoghi orobici. 
Nel programma citano la possibilità di tornare dal'altro lato della Valmalenco e si vede molto bene il nome degli elicotteristi...

C'è la possibilità di segnalare e stimolare i nostri contatti in provincia ed il direttore del parco, oltre alle guide con queste segnalazioni? ci vuol poco: c'è pure il contatto...se non rispondono in Germania il numero di eliwork dovrebbe essere sulla guida..

"abbiamo scoperto un posto da non credere per fare eliski, non ci sono neppure le piazzole definite"...


p.s. Comi ha segnalato anche questi

giovedì 30 gennaio 2014

Il rumore dell'erba

Consiglio a tutti il trailer di questo film, proiettato alla rassegna di Cinemambiente di Torino.

https://www.youtube.com/watch?v=Ur2H3cuSAuQ

a dir poco inquietante, specialmente in chiusura quando non poteva che apparire una delle nostre perle ...